COSA DICONO DI NOI
"Se attraverso la via Moline ci spostiamo in via A. Righi, ci imbattiamo in un ritrovo famoso, particolarmente in epoca risorgimentale, quando vi si danno convegno molti patrioti. Si tratta del Caffè del Rosso, situato nella casa al n. 2051 (oggi n. 30) e tuttora esistente. E' l'unico caffè storico bolognese ad avere conservato l'antica denominazione e l'originaria collocazione."
Da “Enciclopedia della Musica”
“La Trattoria del Rosso merita il premio per il rapporto qualità-prezzo: si possono gustare piatti tipici bolognesi o optare per un menù a base di crescentine, servite con salumi artigianali. Buono il servizio, ambiente confortevole e prezzo decisamente ridotto: 10 € per il menù del giorno (primo e secondo del giorno, 1/2 acqua, 1/4 vino) e 15 € per il menù a base di crescentine (crescentine, un primo, acqua e vino). Mia opinione: **** consigliato!”
Da http://www.flashgiovani.it/mangiare/mang_locali.htm
“Qui nel 1850 c’era un’osteria con mescita, nel 1950 una trattoria tipica bolognese, nel 2000 un ristorante-pizzeria e nel 2005 una trattoria tipica bolognese. Caso più unico che raro di entropia sconfitta. Lode al nuovo gestore consapevole che la vera cucina etnica, qui e ora, è la cucina regionale italiana. E lode alla multiforme clientela che affolla la trattoria mattina e sera, sette giorni su sette: giovani e attempati, studenti universitari e Giorgio Guazzaloca in libera uscita dal Diana, punk (a Bologna esistono ancora) e Andrea Mingardi, Simona Pari e Wanna Marchi, oltre a una serie di amiche che di nome fanno Chiara, Lisa, Francesca (la poetessa sdrucciola Serragnoli, da pronunciare con l’accento sulla terzultima sillaba). Primo ingrediente della ricetta del successo è il prezzo, udite udite c’è un minimenù a 10 euro, e anche chi vuole mangiare e bere spaziando liberamente sulla carta non riesce in alcun modo a raggiungere i 30. Secondo ingrediente la qualità: i tortellini in brodo sono veri tortellini in vero brodo. Terzo ingrediente la tipicità: le lasagne, la cotoletta alla bolognese, il friggione… Quarto ingrediente, che per quanto ci riguarda è il primo, le crescentine: fragranti, per niente unte, accompagnate con mortadella e cicciolata di cui poi non ci si pentirà, e squaquerone autentico, non stracchino. E’ una portata di grande civiltà epicurea, il massimo merito strettamente gastronomico della Trattoria del Rosso, dove in cucina lavora una bella coppia di coniugi, lui di Battipaglia (ma assai ben bolognesizzato) e lei di Forlì. Le crescentine hanno solo una controindicazione: come antipasto osteggiano il pasto, chi le ordina sappia che poi difficilmente riuscirà ad affrontare primo e secondo. Quinto ingrediente le cameriere: nerovestite, biancoridenti. Sesto ingrediente, il vino: scorre copioso per via dell’atmosfera simpatica, dei ricarichi moderati, della carta saggiamente centrata sulla Romagna, con etichette giuste quali il Sangiovese Prugneto dei Poderi Dal Nespoli. “Sono vino fermo e ascolto” scrive Francesca, e non si capisce se parla di sé o del Sangiovese: entrambi invitano a confidarsi. Sul nome della Trattoria del Rosso circolano varie ipotesi. Potrebbe discendere dalle idee politiche del fondatore oppure dal colore dei suoi capelli o dei divani che nell’Ottocento, si dice, arredavano la sala interna. Oggi niente più divani ma in compenso uno specchio d’epoca del Vermut Cora e un caldo tavolo di legno che all’ingresso sostituisce il solito bancone. C’è una poesia di Francesca che parla di un “bivio / dove speri di incontrare / l’universo e metterci un dito dentro”. Che l’universo sia Bologna, che il bivio sia questa trattoria? Il dito, oh… Il dito è certamente questo.”
Da http://www.camillolangone.it/maccheronica_emilia.htm - 2005
“Figlia dello stesso gruppo che gestisce la storica Trattoria del Rosso, la nuova Osteria del Pesce Rosso si caratterizza per la cucina a base di pesce. La filosofia è la stessa: poter tornare ad un certo tipo di convivialità accessibile a tutti con pietanze semplici e genuine a costi moderati. I sapori di mare fanno da protagonisti ma per chi desidera c'è sempre l'alternativa di carne. Sia a pranzo che a cena si può scegliere il menù alla carta oppure optare per uno dei menù guidati: il menù da 10 Euro varia tutti i giorni e comprende 1 antipasto, 1 primo, 1 dolce, l'acqua e 1/4 di vino. Si passa poi a due varianti di menù da 20 Euro e un terzo da 25 Euro definito "gigante" che comprende un assaggio di ostriche, 1 antipasto, 1 primo a scelta, l'arrosto misto, 1 dolce, l'acqua e il vino. Il pane e il coperto sono sempre inclusi. I dolci sono tre e ben fatti: la tenerina di cioccolato con crema al mascarpone, il semifreddo al croccantino e la crostatina calda di mela con crema inglese. La carta dei vini è predominata dai bianchi. Lo spazio recentemente ristrutturato, comprende due piani. La sala inferiore si presta per feste private e occasioni importanti. Da mangiare: Filetti di cernia con patate e asparagi. Da bere: vini bianchi reginali. Genere musicale: dal jazz al pop melodico da ascolto.”
Da http://www.2night.it/2night/bologna/locali/locali/9203.html - Ottobre 2006
Pasta, fagioli, trippa, gramigna e salsiccia
“Stefano Corvucci ha ridato
slancio al caffè ottocentesco, ritrovo di patrioti prima, di artisti
e uomini di cultura poi, mantenendo l'ambiente con grandi specchi e foto d'epoca
e restando fedele alla cucina bolognese, offerta a prezzi contenuti (ancora
più ridotti per menù particolari a prezzi fissi). Il locale è nel
centro della città, sotto i portici che da via dell'Indipendenza portano
alla zona universitaria, a due passi da piazza VIII Agosto, sede del mercato
della Piazzola. Grande successo presso i giovani e i turisti, che riempiono
le tre sale e, in estate, i tavoli sulla strada. Ma i piatti soddisfano anche
palati più esigenti, sono accompagnati da una gradevole musica di sottofondo
e serviti su tavoli di legno con tovagliette di carta gialla. Si comincia con
le crescentine e i salumi artigianali Pasquini & Brusiani (la mortadella
classica di Bologna è un Presidio Slow Food).
Tutti i primi della tradizione:
tagliatelle con sughi diversi, lasagne e tortellini in brodo, e poi gnocchi
al ragù bolognese, gramigna alla salsiccia, pasta e fagioli e passatelli
in brodo. Secondi di sostanza, come spuntature con polenta, stinco al forno,
trippa in umido, salsiccia e friggione e l'immancabile cotoletta alla bolognese,
con qualche variazione estiva per sostituire i piatti più impegnativi.
Sempre disponibili insalate e verdure. Per i dolci affidatevi alle proposte
della cucina, per i vini ai suggerimenti del sommelier: la carta è limitata
a qualche vino regionale, di buona qualità.”
Da http://www.lastampa.it/_web/_RUBRICHE/cucina/
Osteria/osterie050304.asp di Paola Gho - Osterie d’Italia – 4 marzo 2005
L’Osteria del Pesce Rosso
“Dopo anni di successi (grazie anche
al prezzo strepitoso del menu, 10 euro!) che hanno reso celebre la Trattoria
del Rosso di via Righi, nasce sotto la stessa bandiera un nuovo ristorante,
questa volta dedicato esclusivamente al pesce. Stesso proprietario, stessa
formula, stesso incredibile rapporto qualità-prezzo: si può scegliere
tra il menu completo a 10 euro e il menu completo a 20/25 euro comprensivo
di primo, secondo, dolce, acqua e vino. Per chi desidera una sola portata,
disponibili alcune proposte alla carta, sempre con prezzi molto contenuti.
La cosa che più colpisce è la qualità del pesce, fresco
di giornata, preparato dall’abile chef Christian Paglino con ricette
semplici ma che tutti amano: risotto alla pescatora, orata al sale, spaghetti
ai frutti di mare, maccheroni con triglie e zucchine, carpaccio di spada, insalata
di mare, filetti di cernia, sogliola e branzino, spiedini di gamberi e calamari,
pepata di cozze e perfino ostriche. Tutto in un ambiente sobrio, pulito e semplice,
quasi essenziale e di grande tranquillità.”
Da “Bologna Spettacolo” – Locali Gourmet – ottobre 2006
Trattoria del Rosso
“Quello che era un caffè, nell'Ottocento
ritrovo di patrioti, artisti e uomini di cultura, è oggi gestito da
Stefano Corvucci che ha conservato l'ambiente con grandi specchi e foto d'epoca
alle pareti rivestite in legno. Fedele alla gastronomia
bolognese, offre un
servizio con orario molto ampio (la cucina funziona fino alle 24) e i prezzi
sono davvero contenuti. Il locale è nel centro della città, sotto
i portici di piazza Augusto Righi, che collega via dell'Indipendenza con la
zona universitaria, a due passi dall'autopark interrato di piazza VIII Agosto,
sede del mercato ambulante della Piazzola. Tre sale e, in estate, i tavoli
all'aperto sulla strada: tavoli di legno con tovagliette
di carta gialla costantemente affollati da studenti e turisti. Insomma un locale centralissimo, vivace (lo
eviteranno coloro che cercano intimità), con un conto finale - per Bologna
- assai contenuto. La qualità dei piatti è più che soddisfacente.
Si comincia con le crescentine e i salumi artigianali Pasquini & Brusiani
(con la mortadella classica di Bologna, Presidio Slow Food). Poi ci sono tutti
i primi della tradizione: tagliatelle con sughi diversi, lasagne e tortellini
in brodo, e ancora gnocchi al ragù bolognese, gramigna alla salsiccia,
pasta e fagioli, minestrone di verdura e passatelli in brodo. Secondi di sostanza,
come spuntature con polenta, stinco al forno, trippa in umido, salsiccia e
friggione, spezzatino con piselli e la classica cotoletta alla bolognese, con
qualche variazione estiva per sostituire i piatti più impegnativi. Sempre
disponibili insalate e verdure. Per i dolci affidatevi alle proposte della
cucina. Quanto ai vini, la carta è limitata a prodotti regionali di
buona qualità venduti con ricarichi onesti.”
Da http://www.amordivino.net/ristoranti/dettagli.asp?ID=230
La trattoria indie rock
“Ma in quale altro locale potete andare a cena
la sera del vostro trentesimo compleanno e, appena varcata la soglia, trovare
ad attendervi la musica di Jens Lekman che si diffonde dallo stereo? In quale
altro ristorante si legge Losing Today e sul monitor del pc passano tutti i
vostri blog? In quale altro posto, tra un bicchiere di vino e il dolce, vi
si incoraggia a organizzare presto altri concerti per poter ospitare lì a
cena altre band?
Da oggi questo blog decide di avere uno sponsor, lo stesso
che già da un anno ci fa compagnia in radio: la Trattoria del Rosso,
in Via Righi 30 a Bologna. Dite pure che vi manda polaroid.”
Da http://polaroid.blogspot.com/2004/09/la-trattoria-indie-
rock-ma-in-quale.html - settembre 2004
“Trattoria bolognese piuttosto conosciuta, con prezzi accessibili, quindi molto frequentata anche da giovani, che fa cucina bolognese e altro. Le porzioni sono giuste, i piatti né pesanti né elaborati, ma originali, il personale simpatico e la posizione davvero piacevole (in centro ma in una strada non troppo affollata). La consiglio vivamente a chi: vuole respirare un po' di atmosfera bolognese; vuole mangiare fuori e divertirsi senza spendere troppo. Cosa mi è piaciuto di più: il personale giovane, simpatico, molto cordiale, e l'atmosfera davvero piacevole! Adatto per: cenetta romantica, divertirsi in compagnia”
“Cosa rende una città felice? La libertà, la ricchezza, la pace, la giustizia? Jigme Singye Wangchuk, sovrano del Bhutan, ridente Paese sulle pendici dell’Himalaya, calcola ogni anno la Felicità Interna Lorda, anziché stimare il Prodotto Intero Lordo. I miei sudditi saranno poveri, argomenta il re, e in effetti il Bhutan è solo 134esimo su 177 Paesi, ma sono felici e illuminati. È Bologna, a stare all’inchiesta de Il Sole 24 Ore, la città italiana con il migliore tasso di Felicità Interna Lorda. Ricca grazie al mercato libero, Bologna lo stempera con un welfare che ha rivali solo in Scandinavia. Colta con i suoi 100.000 studenti universitari, passa senza traumi da Giorgio Guazzaloca a Sergio Cofferati sindaco, ha scarsa criminalità, buone comunità, lieto vivere. Una settimana passata nella capitale del Made in Emilia-Romagna, scrutato nel libro di Edmondo Berselli Quel gran pezzo dell’Emilia, conferma i dati statistici. A tavola i classici piatti bolognesi sono serviti in osterie da fiaba, tortellini da Serghei, spuntature con polenta da Stefano Corvucci di Trattoria del Rosso. Osti con la laurea, tavole imbandite, Lambrusco frizzante. Alla libreria Feltrinelli coda per i regali, alla cassa il megadirettore Montroni. A cena si intrecciano i pettegolezzi, amori, storie fantastiche, ricordi e si elencano le glorie cittadine. Il presidente Romano Prodi, firmatario della Costituzione Europea, che da Bologna prepara la rivincita politica, con un laboratorio affidato a intellettuali giovanissimi. Il ministro degli Esteri Gianfranco Fini che in queste viuzze cominciò il percorso che l’ha portato a stilare il documento cruciale della nuova Europa. Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Il presidente di Confindustria, Fiat, Ferrari, Luca Montezemolo. E il neo sindaco, che offre a Bologna l’immagine di un leader nazionale come primo cittadino. Personaggi diversi per cultura e tradizioni. Cattolici, ex comunisti, ex missini, imprenditori, manager dell’industria di Stato. Tutti emiliani, tutti capaci di contraddire l’immagine stereotipata della città. Bologna cambia, perfino in cucina: da Teresina, accanto ai tortellini in brodo, offrono antipasti di pesce crudo che avrebbero fatto inorridire i buongustai di una generazione fa. Bologna vince nella classifica del Sole perché sa mutare, non abbandona le tradizioni, gli ospedali funzionanti, il Malpighi, il Rizzoli, ma affianca il passato con il futuro, lesso e sushi. Dalla città meno nevrotica d’Italia viene una lezione nitida, la tradizione è un’anima, non una camicia di forza. È possibile esportare la Felicità Interna Lorda dalle Due Torri? Il direttore della Scuola Superiore di Giornalismo, Angelo Varni, ricorda che, quando Bologna divenne troppo esosa con gli studenti, una secessione creò l’altro grande ateneo, Padova. Colpita, Bologna si adattò e riprese a prosperare. In classe gli studenti di giornalismo investono il sindaco Cofferati di domande, il traffico, le gang di spacciatori in centro, gli affitti da strozzini ai fuori sede, la squallida accoglienza agli emigranti, gli attriti con il vescovo sulle unioni gay. Qualche guaio c’è, ma si prova ad accordarsi per una soluzione, piste ciclabili, vigile di quartiere, perfino la Diocesi è pronta a discutere, nel rispetto della dottrina. Bologna preferisce il dialogo come strumento di battaglia politica alla sciabola dell’oltraggio: è il solo punto su cui i suoi leader siano unanimi (a parte a tavola, immagino). Non sarebbe bello che l’Italia divenisse una Iper-Emilia, perdendo il rigore torinese, l’energia milanese, lo spirito veneziano, la tolleranza romana, la cultura napoletana, l’ironia catanese. Sarebbe però indispensabile che imparassimo in fretta il paradigma vincente di Bologna, intrecciare tradizione e innovazione, tortellini e sushi alla stessa mensa.”
Da Gianni Riotta “Quel filo della felicità tra il Bhutan e Bologna” - tratto da “Corriere della Sera” del 22 dicembre 2004

